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L'Uno e lo Zero

C’erano una volta un grande Uno e tre grandi Zero. Erano tutti amici e passavano il tempo a giocare insieme. Uno era il più veloce, il più furbo e forte dei quattro, e gli Zero si alleavano sempre per cercare di non farlo vincere, a volte riuscendoci, altre no. Spesso infatti durante le gare, due degli Zero si occupavano di schiacciare Uno tra loro e lasciare che il terzo Zero potesse vincere. Un giorno Uno, che era stanco di doversi sempre confrontare solo contro i tre Zero, disse: «Scommettiamo che anche se vi sommate tutti e tre, resto io più forte e veloce di voi?»

 

I tre si consultarono un istante e convinti che una loro somma li avrebbe resi di certo migliori di Uno, si sommarono tra loro. Da Zero più Zero più Zero prese vita un nuovo Zero, appena appena più gonfio dei tre Zero che lo avevano formato. Questo nuovo Zero si sentiva così furbo, veloce e forte, così sfidò Uno. Fecero una gara di velocità e vinse Uno. Allora fecero una prova di forza ma vinse ancora Uno. Zero era disperato e non sapeva più come fare per vincere contro Uno. ormai era rimasto solo e non aveva nessun altro con cui allearsi, come un tempo faceva quando erano in tre. Frustrato, passando accanto a un ignaro Uno, lo colpì così forte per la rabbia che Uno si frantumò in mille pezzettini. Questi pezzi, così simili a Uno ma di molto più piccoli, finirono tutti sulla circonferenza di Zero, come attratti da quel grande cerchio. Erano, però, troppi e si ritrovarono schiacciati, stretti, uno sopra l’altro.

 

Zero, che solo per un istante fu dispiaciuto di ciò che aveva fatto, iniziò a ridere di loro: «guardatevi, siete così piccoli e insignificanti.»

 

Alcuni dei piccoli Uno pensarono di sommarsi per risparmiare spazio, sperando così di poter stare almeno un po’ meno scomodi. Così si formarono dei Due, ma non si fermarono perché lo spazio non era ancora sufficiente. Si sommarono ancora tra loro e con gli altri uno, dando origine a dei Tre, dei Quattro e, continuando, a molti altri numeri ancora. Zero invidioso di quei numeri che potevano sommarsi e crescere, iniziò a roteare veloce su se stesso dalla rabbia. Voleva che volassero via dalla sua circonferenza, lontani, e che sparissero per sempre dalla sua vita. Era così veloce che sembravano esserci talmente tanti Zero da formare una sfera. Non si sa come, ma così fu. Tutti gli Uno, i Due, i Tre, i Quattro e tutti gli altri numeri vennero sparsi sull’intera superficie di Zero, o meglio della sfera formata da Zero.

 

Ormai i numeri non avevano più bisogno di sommarsi perché la superficie di Zero era diventata grandissima. Dovete sapere che erano rimasti solo due Uno e uno di questi voleva ancora sommarsi, ma fu fermato dall’altro Uno che disse di avere un piano di cui avrebbero giovato entrambi. Così iniziò a dire a tutti: «gli Uno sono i migliori. Sono, infatti, esattamente com’era il grande Uno padre di tutti noi. Più vi sommerete e più diventerete diversi da lui e diverrete così imperfetti.»

 

Non passò molto che gli altri numeri smisero di sommarsi e iniziarono a prendere in giro i numeri più grandi. In particolare furono presi di mira una coppia di Quindici, i più grandi di tutta la sfera. Sentendosi emarginati cercarono un posto isolato della superficie e stettero lì, soli.

 

Lo Zero, che tutto sentiva e vedeva di quello che avveniva sulla sua superficie, iniziò a raccontare ai due Quindici di come gli altri avevano ripreso a sommarsi senza sosta, in una gara a chi diventa più grande. I due Quindici però, che erano già stati presi in giro abbastanza, non gli credettero. Questo finché non li raggiunse un altro Quindici. Non appena lo videro uno dei due disse:

 

«Un altro Quindici? Come mai qui? Non c’erano altri Quindici quando siamo andati via.»

 

Il nuovo arrivato sembrava così contento e fiero di essere tanto grande e rispose:

 

«Stiamo crescendo sempre di più. Sono venuto qui perché sapevo di trovare almeno uno di voi con cui sommarmi. Ma se volete potreste sommarvi voi due, non sapete che figurone fareste tornando dagli altri come un grande e bellissimo Trenta.»

 

I due ci pensarono un istante, poi si convinsero e si sommarono tra loro. Non sapevano che quel Quindici era stato mandato apposta da Uno e Zero, con la promessa che non sarebbe mai stato preso in giro da nessuno. In realtà i numeri non avevano mai ripreso a sommarsi.

 

Quando Trenta tornò dagli altri e iniziò a incontrare i vecchi Cinque, Quattro, Tre, Due e Uno, capì di esser stato ingannato e, in lacrime, scappò via, solo.

 

Vi era però un Uno che, come detto prima, desiderava ancora sommarsi e vedendo Trenta ch’era diventato così grande, non solo di valore ma anche di dimensione, gli venne in mente un’idea. Così lo inseguì. Quando lo raggiunse questi non voleva ascoltarlo, ma Uno insistette:

 

«Voglio solo sommarmi. Tu ormai sei così grande, il più grande di tutti. Cosa ti cambia se aumenti di uno? Sono io che ho tutto da perdere, non credi?»

 

Trenta ci pensò e alla fine, pur non convinto del tutto, accontentò Uno. Si sommarono e divennero Trentuno. Il nuovo Trentuno sapeva del piano di Uno e così tornò dagli altri per portarlo a termine. Incontrò Quindici, che al contrario di come gli fu promesso, era deriso da tutti. Trentuno gli parlò e cercò di convincerlo a sommarsi a lui:

 

«Gli altri ti prendono già in giro. È inutile scappare e restare soli, staresti comunque male. Unisciti a me.»

 

Quindici ci pensò su, ma ancora non si convinceva:

 

«Perché dovrei sommarmi a te? Sei tu quello più grande di tutti.»

 

Trentuno allora cercò di spiegare cos’era avvenuto:

 

«Io sono la somma di Trenta e Uno. Il piano è proprio di quest’ultimo. Se lui ha deciso di perdere tutto diventando il più grande quando era già il numero perfetto, credi l’avrebbe fatto senza una buona ragione?»

 

Quindi ci pensò su, poi visto che non aveva molto da perdere si sommò a Trentuno e divennero Quarantasei.

 

Quarantasei continuò a girare in mezzo agli altri numeri e li convinse uno ad uno a sommarsi a lui. Più numeri si sommavano più esso cresceva. Erano tre Quattordici, quattro Tredici, tre Dodici, sei Undici, sette Dieci, nove Nove, ventidue otto, ventuno Sette, sedici Sei, diciotto Cinque, dodici Quattro, undici Tre e otto Due.

 

Alla fine restò un immenso Novecentonovantanove e un piccolissimo Uno che ancora si rifiutava di sommarsi:

 

«Perché dovrei sommarmi a te che sei così imperfetto? Io sono l’unico vero Uno.»

 

Allora Novecentonovantanove gli rispose:

 

«Uno, vedi le gambe dei miei nove? Io le darò a te, le faremo diventare dritte dritte e diventerai l’Uno più grande di sempre. Sarai grande come il grande Uno nostro padre. Che ne pensi?»

 

Uno, allettato dalla proposta ricevuta, si decise a sommarsi e del Mille che si formò lui divenne la parte in testa a quell’unico uno che stava avanti agli zero.

 

Mille era così grande che lo Zero sotto di lui non riusciva più a sopportarne il peso, così all’improvviso scoppiò e l’esplosione divise l’Uno e i tre Zero che formavano Mille.

 

 

 

C’erano una volta un grande Uno e tre grandi Zero…

 

 

 

Racconto tratto dal libro

di Andrea Clementini

Mai al sicuro 2017

Edizioni Progetto Cultura

 

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Commenti: 4
  • #1

    AmicaDiLibri (domenica, 26 febbraio 2017 19:20)

    Gran bella pagina! Complimenti a questo giovane autore

  • #2

    A_Reader (sabato, 16 giugno 2018 11:09)

    Quanti premi! Davvero complimenti!

  • #3

    Lucia (giovedì, 11 maggio 2023 17:13)

    Quando qualcosa di nuovo?

  • #4

    Lorenza Clementini (lunedì, 09 ottobre 2023 20:17)

    Sempre bello leggere i tuoi scritti sempre interessanti ❤️